DONA
Abbiamo Riso... Per una cosa seria

Abbiamo Riso... Per una cosa seria

Abbiamo Riso… Per una cosa seria è la campagna di raccolta fondi e di sensibilizzazione promossa da FOCSIV con gli Organismi di volontariato internazionale aderenti alla Federazione, in collaborazione con ColdirettiCampagna Amica,e il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. La specificità della Campagna FOCSIV è quella di unire le realtà dove operano gli Organismi aderenti, grazie all'impegno dei tanti volontari italiani e locali, con interventi specifici a sostegno di esigenze locali, per il raggiungimento di unico obiettivo: promuovere l’agricoltura familiare in Italia e nel mondo come modello sostenibile. L'agricoltura familiare è un approccio allo sviluppo rurale che pone le proprie radici in una modalità produttiva profondamente diversa da quella proposta dalle multinazionali dell'agroalimentare, salvaguardando le biodiversità, le colture e le culture dei diversi popoli e paesi. Sostenere l’agricoltura familiare significa: a) promuovere modelli di agricoltura ecologica e sostenibile; b) favorire la diversificazione produttiva in contrasto con le monocolture; c) promuovere consapevolezza per l’affermazione di diritti attraverso azioni di consulenza ed assistenza legale; d) aumentare il potere di vendita dei contadini nel mercato locale attraverso cooperativismo ed una idonea lunghezza della filiera; e) garantire istruzione; f) promuovere l’eguaglianza di genere; g) migliorare lo stato di salute, la qualità della vita delle persone, delle famiglie e delle comunità; h) garantire occupazione e crescita economica. La FOCSIV ha scelto il riso, 15 anni fa, come veicolo della Campagna, un alimento tra i più consumati al mondo in particolare tra i più poveri.  Un prodotto che permette, data la sua diffusione e produzione anche italiana, di promuovere un modello di sviluppo sostenibile attento alla qualità, alla sicurezza alimentare, all’ambiente ed ai territori, restituendo alle comunità il diritto di produrre gli alimenti necessari al loro sostentamento e, poi, di avviare un processo di sviluppo territoriale che consegua la democrazia alimentare e, più in generale, l'ecologia integrale. Il pacco di RISO “Roma” 100% italiano, prodotto dalla Filiera Agricola Italiana, Firmato dagli Agricoltori Italiani (FdAI) è offerto a fronte di una donazione minima di 5,00 Euro, Sabato e Domenica  6 - 7 maggio 2017, da 4000 volontari in 800 piazze, parrocchie e mercati. Grazie alle donazioni e alla precedente Campagna riso, nel 2016 si sono sostenute 114.248 famiglie con 38 interventi nelle aree più povere del MONDO, per dare risposte a specifiche esigenze nelle comunità locali di: Europa (2) Asia (4), Africa (27), America Latina (5), sostenendo 89.123 donne, 87.675 bambini e 356 comunità e villaggi. L’intervento promosso dal Co.P.E. per il 2017 riguarda il programma di protezione dell’infanzia  Watoto Wana Njia! che in lingua swahili significa “I Bambini hanno una speranza!”. L’intervento è rivolto alle famiglie, in particolare ai bambini, che manifestano problemi di malnutrizione e denutrizione nel villaggio di Nyololo e in altri sette villaggi limitrofi. Il progetto intende ridurre il tasso di mortalità infantile, garantendo l’assistenza gratuita per i bambini affetti da malnutrizione e patologie ad essa correlate. E’ stato attivato sul territorio un servizio sanitario con incontri itineranti sulla prevenzione delle patologie (ritardi nella crescita, sia di sviluppo motorio, che psico-cognitivo) legate alla carenza di igiene, all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione. Grazie all’ausilio di cliniche mobili, lo staff medico e infermieristico del Centro di Salute Rurale di Nyololo può prendere in cura pazienti dei diversi villaggi della regione. http://www.abbiamorisoperunacosaseria.it/ Cerca il banchetto più vicino a te!

Per saperne di più sulla Campagna Abbiamo riso...per una cosa seria

Scopri dove arriviamo con il tuo aiuto a sostegno del progetto Watoto Wana Njia, clicca qui per scaricare la brochure e qui per sostenerci on line!

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The Guardian Tanzania Articolo del 7 Marzo 2017
Giorno 7 Marzo 2017, in occasione della riunione del Gruppo di Lavoro Tecnico della Piattaforma IATI (Iniziativa internazionale per la Trasparenza sugli Aiuti), il giornale The Guardian Tanzania ha pubblicato un articolo riguardo ai progetti sostenuti dalla Cooperazione Italiana in Tanzania, tra cui il nuovo progetto FARE in TZ   (Fair Agro-Zootechnical empowerment in Ruvuma Region) coordinato dal COPE, sul rafforzamento del settore agro-zootecnico nella regione di Ruvuma. Altro importante iniziativa consortile che vede il COPE coinvolto in qualità di partner tecnico è il progetto ALL INCLUSIVE,  a supporto dell’integrazione sociale  e delle opportunità lavorative per persone con disabilità nella regione di Dar es Salaam , in collaborazione con il CEFA Onlus. La delegazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo  ha presentato presso gli uffici dell’Ambasciata Italiana di Dar es Salaam, i nuovi strumenti di finanziamento della cooperazione italiana. L’Agenzia ha stanziato, nel 2016, 5 milioni di euro per finanziare lo sviluppo di 4 nuovi progetti in Tanzania, di cui i due summenzionati.  Durante l’incontro sono state invitate le ONG e le Organizzazione della Società civile italiane, le loro controparti e i rappresentanti dei settori privati tanzaniani.
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Montaggio riunito odontoiatrico presso il Rural Health Centre di Nyololo
Il Rural Health Centre (Kituo Cha Afya) è il presidio medico realizzato nel 2004 dal CO.P.E., grazie al contributo della Conferenza Episcopale Italiana, della Regione Sicilia, della Diocesi di Palermo e Diocesi di Iringa nel villaggio di Nyololo, regione di Iringa, Tanzania. La struttura conta circa 60 posti letto e servizi di assistenza medica di base che supportano una popolazione di circa 40.000 abitanti, composto dai reparti di Pediatria, Maternità, Medicina generale donne, Medicina generale uomini e Reparto Isolamento. Inoltre la struttura offre servizi di prevenzione cura di malattie sessualmente trasmissibili e altre malattie infettive. Nell’ambito del progetto “Solidarietà Odontoiatrica Internazionale” dedito alla salute orale in comunità svantaggiate e in paesi in via di sviluppo, che supporta il reparto odontoiatrico all’interno del centro di Nyololo, giungono importanti aggiornamenti da parte dell’Associazione Smile Mission. Giorno 06 Marzo 2017 è stato istallato dopo tre giornate intense di lavoro da parte di Alessio, un tecnico ad assistente qualificato, un riunito odontoiatrico che comprende numerosi elementi usati in odontoiatria come: poltrona, lavandino, faretra con gli strumenti, motori per i manipoli, luce, compressore ad aria compressa e aspirazione chirurgica. Il tecnico ha poi provveduto alla manutenzione ordinaria delle sterilizzatrici. L’apparecchiatura all’avanguardia rende operativo il reparto odontoiatrico, aggiungendo così un nuovo servizio a quelli già presenti, del Centro di Salute Rurale di Iringa. [gallery size="large" ids="https://www.cope.it/wp-content/uploads/2017/03/17269110_1361913730495821_1695051368_o.jpg|,https://www.cope.it/wp-content/uploads/2017/03/17200042_1361914480495746_2094880922_o.jpg|,https://www.cope.it/wp-content/uploads/2017/03/17195182_1361914780495716_1211991084_o.jpg|"]  
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Mkomanile Craft: “Break the Chain, Stop the Violence” Evento contro la violenza sulle donne

Mkomanile Craft: "Break the Chain, Stop the Violence"

“Tra qualche giorno è San Valentino e pensavamo di organizzare una giornata contro la violenza sulle donne”. [caption id="attachment_2666" align="alignright" width="226"][cml_media_alt id='2666']Ragaze durante l'evento "Break the Chain, Stop the Violence"[/cml_media_alt] Ragaze durante l'evento "Break the Chain, Stop the Violence"[/caption]Queste le parole di Janet, l’attuale direttrice di quella che nel 2011 è diventata Cooperativa “Mkomanile”, laboratorio di sartoria sostenuto da Co.P.E. ong (Cooperazione Paesi Emergenti), che ad oggi occupa 24 ragazze del villaggio. A seguito di un corso di cucito tenuto nel villaggio di Msalaba Mkuu, è stato realizzato nel 2011 il progetto W.E.P (Women Empowerment Project), nel quale son state coinvolte le ragazze più motivate del corso. Da quel giorno tra alti e bassi le ragazze sono arrivate a realizzare qualcosa che fino ad allora era impensabile: oltre ad avere la possibilità di avere un lavoro diverso dai classici lavori di casa che fanno le donne da queste parti, cioè badare ai figli, cucinare e lavorare nella “shamba” (coltivare i campi per l’autosostentamento), stanno arrivando a cambiare anche l’immagine della “donna” in un villaggio tanto sperduto quanto tradizionalista. [caption id="attachment_2668" align="alignright" width="231"][cml_media_alt id='2668']Alcuni prodotti di "Mkomanile"[/cml_media_alt] Alcuni prodotti di "Mkomanile"[/caption]Molte ragazze grazie al loro lavoro in Mkomanile stanno iniziando a costruirsi una casa in mattoni e con tetto in lamiera (non di bambù fango e paglia), e sono in grado di mantenere la famiglia anche da sole, cosa difficilissima per una donna. Ad oggi il progetto sta cercando nuove collaborazioni e/o canali per poter esportare i propri prodotti con l’obiettivo di arrivare alla totale sostenibilità. Nel frattempo le ragazze della Cooperativa hanno partecipato a training per la creazione di prodotti e stoffe di qualità più alta e da questa settimana hanno preso in affitto un negozio per avviare la vendita anche in città. [caption id="attachment_2670" align="alignright" width="217"][cml_media_alt id='2670']Uno dei training per la produzione di stoffe "Batik"[/cml_media_alt] Uno dei training per la produzione di stoffe "Batik"[/caption]E’ domenica e la sveglia suona alle 9.00,  usciamo sotto il portichetto per preparare la colazione. Decidiamo di fare una colazione con pane, miele, te' e mango, un po’ più abbondante del solito perché gli orari dei pranzi qui non esistono. Nel frattempo mi chiedo come mai per San Valentino si debba organizzare un evento contro la violenza sulle donne. Intanto ci rendiamo conto che dopo una settimana di grigio e piogge a intermittenza, la giornata è incredibilmente limpida e soleggiata. Sono le 10.15 e ci incamminiamo verso Msalaba Mkuu per arrivare alle 11.00, quando si dovrebbe partire per fare il “Tangazo”, l’annuncio dell’evento, nei villaggi vicini. [caption id="attachment_2671" align="alignright" width="208"][cml_media_alt id='2671']Le cuoche preparano il pranzo per i partecipanti all'evento[/cml_media_alt] Le cuoche preparano il pranzo per i partecipanti all'evento[/caption]Arrivati a Msalaba Mkuu la foschia creata dal fumo della cucina a legna porta per un momento la mente alla pianura padana in alcune mattine d’autunno-inverno. Poi noto che sono in maglietta e ciabatte e la mente ritorna in villaggio. Il profumo di legna bruciata ci guida da queste due signore vestite che un giubbotto catarifrangente si nota di meno, sono le cuoche. Ci accolgono con un gran sorriso accompagnato da un “karibuni” (benvenuti). Hanno acceso il fuoco e preparano da mangiare per i partecipanti all’evento. Ci dicono che il menu’ sarà: riso pilaù (riso speziato che si prepara in occasione delle feste), riso con fagioli e un brodino da mettere sul riso fatto con la carne di quel pollo che abbiamo notato perché una zampa gli usciva dal secchio. Chiedo se posso fare qualche foto, e non faccio in tempo a finire la frase che sono già in posa tutte e due. Uno scambio di battute su come sono venute in foto, qualche risata e “Asante sana, na kazi njema! Tutaonana badaye!”, Grazie mille e buon lavoro ci vediamo dopo! [caption id="attachment_2672" align="alignright" width="278"][cml_media_alt id='2672']Pronti per il "Tangazo" (annuncio) dell'evento in giro per i villaggi[/cml_media_alt] Pronti per il "Tangazo" (annuncio) dell'evento in giro per i villaggi[/caption]Ci dirigiamo poco distante, dove ci sarà la manifestazione. Troviamo il centro del villaggio adornato e preparato a festa, manifesti con scritte contro la violenza a teli appesi un po’ ovunque per ripararsi dal sole. Di fianco alla sede della Cooperativa due furgoni quasi pronti a partire: uno con le casse, il dj e “l’annunciatore” e l’altro con le ragazze di Mkomanile, tutte che indossano una maglietta con davanti scritto “Mwnawake ni wezo” (Donna è potere) e sul retro “Break the Chain, Stop the Violence” (Rompi le catene, ferma la violenza). Saliamo tutti sui furgoni, pronti, si parte direzione: villaggio di Msindo. [caption id="attachment_2673" align="alignright" width="213"][cml_media_alt id='2673']"L'annunciatore" e il dj[/cml_media_alt] "L'annunciatore" e il dj[/caption]Salgo con Petre, l’autista che guida il mezzo con le ragazze. Davanti abbiamo il furgoncino con le enormi casse e la musica a tutto volume, per far si che la notizia dell’evento arrivi anche nei posti più remoti della vallata. L’annunciatore che quando c’è la musica balla ed incita le ragazze e quando non c’è musica parla dell’evento al microfono. Dietro invece la carica delle ragazze di Mkomanile, che tra balli, canti e “kigeregere” (urlo tribale) attirano l’attenzione del villaggio. Tutto stà andando perfettamente, le ragazze sprigionano felicità da tutti i pori, la gente che sente l’annuncio esce di casa e si avvicina alla strada per sentire che novità ci sono, arriviamo al centro del villaggio e “Baaam”. [caption id="attachment_2674" align="alignright" width="264"][cml_media_alt id='2674']L'attesa dopo la rottura del generatore [/cml_media_alt] L'attesa dopo la rottura del generatore[/caption]Un botto, la musica si spegne e tutto si ferma, il generatore a gasolio che faceva andare l’impianto si è rotto. Sono le 11.30 e scendiamo tutti dai mezzi. Aspettiamo che il tutto venga risolto. Dopo un’oretta e mezza circa, le ragazze tornano vicino ai mezzi: “Tayari!”, siam pronti! Con loro arriva il generatore sostitutivo e dopo poco si risale tutti sui furgoni. Si continua ancora un po’ con l’annuncio ma poi visto che si è accumulato un po’ di ritardo, rimbocchiamo la via per il ritorno. Lungo la strada si iniziano a vedere persone che si avviano verso l’evento e le ragazze intanto continuano con canti, slogan e balli. [caption id="attachment_2675" align="alignright" width="266"][cml_media_alt id='2675']Momenti di danza prima dell'inizio dell'evento[/cml_media_alt] Momenti di danza prima dell'inizio dell'evento[/caption]Arrivati a Msalaba Mkuu, attorno alle 13, le ragazze scendono dai furgoni e riiniziano a ballare, coinvolgono il pubblico più o meno giovane che c’è già e quello che piano piano arriva a piedi dai villaggi. Prima balli in gruppo e poi tutti in cerchio e a turno in centro ad esibirsi. Nel frattempo la gente continua ad arrivare con l’abito delle feste: più elegante e, a intuizione, quello più colorato. Dopo un’oretta di balli, tutti pronti! Inizia l’evento. Ognuno prende il proprio posto e dopo la danza di apertura si inizia con i vari discorsi che verranno intermezzati da canti, balli, scenette, slogan su una tematica così delicata ma importante come la “violenza sulle donne”. [caption id="attachment_2676" align="alignright" width="241"][cml_media_alt id='2676']Da destra: Janette, James, Antonella [/cml_media_alt] Da destra: Janette, James, Antonella[/caption]Janet, la direttrice della cooperativa, dopo aver raccontato brevemente la storia di Mkomanile e dei valori su cui si fonda, ha parlato degli obiettivi che come cooperativa si son posti: dall’indipendenza economica per le donne che ci lavorano, alle attività di sensibilizzazione sui diritti delle donne. Antonella ha parlato dell’importanza dell’educazione alla non violenza, e che questa deve partire dalle scuole e dai genitori i quali devono essere esempio per i propri figli. Durante i discorsi la gente ascolta, i bambini arrampicati e seduti sui rami delle piante guardano incuriositi. Come sottofondo costante il brusio marcato del generatore. [caption id="attachment_2679" align="alignright" width="233"][cml_media_alt id='2679']Spettatori all'ombra di una pianta[/cml_media_alt] Spettatori all'ombra di una pianta[/caption]James, l’avvocato, dopo aver raccontato alcuni casi di violenza sui quali ha lavorato, ha posto l’accento sull’importanza delle istituzioni e ha parlato del servizio gratuito offerto dallo studio legale in cui lavora come centro di ascolto e consulenza per tutte le vittime di abusi. Tra un discorso e l’altro le ragazze di Mkomanile hanno animato la manifestazione rendendola significativa ma anche non troppo pesante. Il tutto intanto viene ripreso da una televisione locale che manderà in onda l’evento il giorno seguente. Due ragazze inscenano una situazione di violenza domestica, una fa l’uomo, una la donna e un’altra la poliziotta. La spontaneità con cui la recitano ed i particolari che ci mettono suggeriscono che effettivamente la violenza domestica la subiscano non in poche occasioni. La parte della scenetta che manca troppo spesso nella vita reale è quando la ragazza tumefatta va a far denuncia alla polizia. Son brave perché la inscenano sdrammatizzando e in maniera un po’ comica. [caption id="attachment_2682" align="alignright" width="198"][cml_media_alt id='2682']Un momento della scenetta sulla violenza domestica[/cml_media_alt] Un momento della scenetta sulla violenza domestica[/caption]Dal pubblico le risate si consumano, ma non mancano i momenti in cui la gente sembra ci rifletta su. Alla fine della scenetta le ragazze invitano sul palco un abitante del villaggio che vorrebbe aprire un’attività come barbiere nonostante le malformazioni che ha alle braccia. L’avevamo già visto ad un’altra manifestazione, contro la violenza sui bambini. In quell’occasione aveva fatto una dimostrazione e con quella semplice dimostrazione ha lanciato un messaggio stupendo ed emozionante. Non ha detto parole, se non quelle necessarie per presentarsi, ma l’emozione che ha trasmesso e il messaggio che ha mandato avvicinando un moncone di un braccio e l’unico dito che ha nella mano dell’altro braccio per tenere una lama affilata e “sbarbare” o tagliare i capelli, finendo il lavoro senza nessun tipo di “sbavatura”, credo non abbia bisogno di essere trascritto o spiegato. [caption id="attachment_2683" align="alignright" width="128"][cml_media_alt id='2683']La dimostrazione del barbiere durante un evento precedente[/cml_media_alt] La dimostrazione del barbiere durante un evento precedente[/caption]Dopo averlo invitato sul palco, le ragazze lo presentano e gli improvvisano una raccolta fondi per aiutarlo ad aprire l’attività. Nonostante la disponibilità economica della gente sia quella di contadini sperduti in un villaggio che vive di autosostentamento e poco più, tanti sono quelli che si alzano per condividere quel poco che possono per dare una mano al “compaesano di villaggio”. Dopo avergli consegnato il sacchetto con i contributi raccolti, le ragazze compiono un altro gesto che fa riflettere sul significato di “Comunità”, forse praticata poco o male in molte realtà dove si e no si conosce il vicino di casa e le parole d’ordine troppo spesso sono opposte in quanto “competitività” e “individualismo” la fanno da padrona. Vanno a prendere zucchero, sale, riso, olio e sapone, i generi di “prima e ultima” necessità da queste parti, e li donano alle tre persone anziane con handicap e meno abbienti del villaggio. [caption id="attachment_2685" align="alignright" width="225"][cml_media_alt id='2685']...e la consegna delle offerte[/cml_media_alt] la consegna delle offerte[/caption]Sono ormai le 15.30 e i saluti, i ringraziamenti ai presenti e la danza di chiusura dell’evento vengono seguiti da un “Karibuni chakula” che letteralmente vuol dire “benvenuti al cibo”. I coperchi si alzano e le signore versano cibo che verrà mangiato rigorosamente con le mani, in un pic-nic improvvisato nel prato della cooperativa Mkomanile. Durante il pasto e nei giorni a seguire le voci che circolano per il villaggio riguardo all’evento sono tutte positive. Il villaggio ormai vede Mkomanile come una bella realtà e un’importante punto di riferimento sotto molti punti di vista sia lavorativi che culturali. Un evento come questo è importante per dar voce a quelle donne che spesso devono nascondere il volto tumefatto dalle botte del marito. [caption id="attachment_2686" align="alignright" width="171"][cml_media_alt id='2686']Consegna dei generi di prima necessita alle anziane meno abbienti del villaggio [/cml_media_alt] Consegna dei generi di prima necessita alle anziane meno abbienti del villaggio[/caption]Lo si è capito ancor meglio il giorno seguente l’evento quando una delle ragazze s’è presentata con ematomi sul viso. Quando le abbiamo chiesto cos’era successo ci ha raccontato che la sera dell’evento, una volta arrivata a casa, il marito l’ha picchiata perché, oltre essersi sentito trascurato visti i due giorni di impegni che lei ha avuto per l’organizzazione, s’è sentito “disonorato” e “surclassato” considerando i messaggi che quell’evento promuoveva. Il giorno dopo, la voce si è sparsa tra i conoscenti che si sono mostrati abbastanza sorpresi e contrari a quel tipo di reazione proprio quel giorno, e il marito vergognandosi di ciò che ha fatto, è ripartito per il villaggio in cui lavora a ore di strada da Msalaba Mkuu. Se fosse stato un giorno come tutti gli altri, il fatto che il marito avesse picchiato la propria moglie, sarebbe passato inosservato perché qui fa parte della vita domestica subire violenze e abusi, è triste da dire, ma è così. [caption id="attachment_2687" align="alignright" width="219"][cml_media_alt id='2687']Alcune persone davanti alla sede di Mkomanile[/cml_media_alt] Alcune persone davanti alla sede di Mkomanile[/caption]  Il fatto che sia successo proprio quel giorno e ad una delle donne della cooperativa, ha suscitato particolare vergogna, quasi come una “nota stonata” in una giornata così bella e significativa. Da quel momento ho capito che effettivamente ha avuto senso sfruttare il giorno di San Valentino per un evento del genere.        
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Pranzo Solidale Co.P.E. 26 Febbraio 2017
Pranzo Solidale Co.P.E. 26 Febbraio 2017
Il Co.P.E. ha il piacere di invitarvi al pranzo solidale a sostegno del progetto per la realizzazione di un pozzo d'acqua in Guinea Bissau  nella regione di Chaceu, settore di Bula.
26 Febbraio alle ore 13:00 presso l'agriturismo
"Vino di Cana" Contrada Abate Vitale, Biancavilla (CT)
Quota di partecipazione 25 €
Nel pomeriggio sorteggio solidale e karaoke
Per info e prenotazioni: cope@cope.it o telefona allo 095317390
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Lavorare nella Cooperazione Internazionale Ong 2.0 Percorso Professionale online

[cml_media_alt id='2650']banner2017[/cml_media_alt]Lavorare nella Cooperazione Internazionale è un percorso formativo avanzato sulla cooperazione internazionale, organizzato da Ong 2.0, consorzio di 16 ong specializzato nella formazione online, in collaborazione con Spices, Scuola di Politica Internazionale Cooperazione e Sviluppo di Focsiv, federazione di 80 ong italiane.

Parte il 5 Aprile il primo percorso professionale online per cooperanti in diretta live, al termine del percorso sarà rilasciato un attestato di frequenza.

Per info e iscrizioni: training@ong2zero.org http://www.ong2zero.org/lavorare-nella-cooperazione-internazionale/ tel 0118993823

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Approvazione Progetto Destination e Validation Agenzia Erasmus+
L'Agenzia Europea Erasmus+ ha valutato il progetto Destination e Validation con un punteggio di 91/100. L'obiettivo principale del progetto DESTEVA, a cui partecipano nove Paesi europei, è quello di sviluppare una metodologia e strumenti per il riconoscimento e la convalida delle competenze trasversali acquisite durante il volontariato, per agevolare l'ingresso nel mondo del lavoro.  Lo strumento online permette all’utente non soltanto la visualizzazione delle competenze acquisite attraverso il volontariato, ma valuta il livello di competenza nel quadro nazionale delle qualifiche di riferimento. Esso è quindi utile, al volontario che in chiave futura sarà  intenzionato ad intraprendere nuovi percorsi professionali e formativi, ma anche ai datori di lavoro ai quali saranno fornite le informazioni pertinenti sulle competenze dei volontari in modo tale da vere una visione più chiara del loro operato. Fasi del “Validation Tool” Il Validation Tool è strutturato in quattro fasi: -      L’utente definisce in modo dettagliato, tramite l’aggiunta dei documenti appropriati, le sue attività precedenti nel campo del volontariato. -      Questionario utile a riflettere sulle diverse competenze chiave. -      Autovalutazione composta da quattro domande, per essere assegnato a uno specifico livello di competenza (QEQNQF), selezione delle affermazioni che meglio descrivono il livello di competenza. -      Invitare il proprio datore di lavoro o i colleghi ad una valutazione tra pari. Successivamente, tutte le informazioni inserite saranno riassunte e organizzate in un portfolio, ottenendo così un certificato di “validation” da allegare al CV e spendibile nelle ricerche di lavoro, formazione e volontariato. Il "Validation Tool" è disponibile all'URL:http://tool.validationforvolunteers.eu/intro Fai subito una Valutazione delle tue competenze.
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Visita dell’Ambasciatore Italiano in Tanzania presso la sede del COPE nella Regione di Iringa
Oggi, mercoledì 16 Novembre, abbiamo avuto il piacere di conoscere ed ospitare presso la nostra sede di Nyololo il nuovo ambasciatore italiano in Tanzania, S.E. Roberto Mengoni ed il responsabile per la cooperazione Dott. Fabio Gigantino. Tale iniziativa si è rivelata assai gradita non solo per    l'interesse dimostrato da tali figure istituzionali nei confronti della nostra ONG e dei suoi progetti, ma anche per l'entusiasmo e l'attenzione rivolta direttamente a tutti i dipendenti del Kituo cha Afia (Centro di Salute Rurale) e del Sisi ni Kesho (Centro accoglienza prima infanzia “noi siamo il futuro”) I due rappresentanti, in viaggio da diversi giorni attraverso le diverse realtà di cooperazione italiana dislocate nella regione di Iringa, hanno passato un' intera mattinata in nostra compagnia, avendo modo di interessarsi in prima persona di quelle che sono le problematiche effettive e i punti di forza della realtà che stiamo supportando.  Pertanto, dopo una ricca colazione di benvenuto, perfetto connubio tra pietanze tipiche della tradizione locale ed elementi propri della cucina italiana, abbiamo accompagnato gli ospiti attraverso un dettagliato tour del Kituo cha Afia. Durante la visita l'ambasciatore e il suo assistente hanno potuto sperimentare la calorosa accoglienza tanzaniana fatta di reverenziali saluti, di calorosi cori e di ritmici battiti di mano presso il CTC (Counselling and Treatment Centre). A seguire, hanno fatto conoscenza con il personale locale, ovvero Diana l'amministratrice del Centro di Salute, il personale del laboratorio di analisi, dell' RCH (Reproductive and Child Health) e dei diversi wodi (reparti di degenza). Dopo un rapido passaggio attraverso il nostro rigoglioso orto, i cui ricavati sono destinati alla sostenibilità del progetto stesso, ci siamo spostati presso il Sisi ni Kesho, il centro di accoglienza per bambini orfani e/o sieropositivi al di sotto dei tre anni, dove sono stati accolti dalle dade (puericultrici) e dagli altri operatori, con un tradizionale canto di benvenuto agli ospiti. La visita si è poi conclusa con una bella e coloratissima foto di gruppo e con la promessa di una  trasferta futura presso gli altri progetti del COPE in terra tanzaniana. Concludendo, ciò che possiamo dire è che al di là del piacere che tale incontro ha suscitato in noi, il sentimento che permane al termine di questa mattinata è quello di una nuova fiducia nei confronti di tali istituzioni, di un rinnovato entusiasmo verso quelli che possono essere prossimi orizzonti di collaborazione e la speranza che attraverso una supervisione attenta e realmente interessata, sia più facile realizzare una rete di collaborazione con le altre ONG ed organizzazioni italiane presenti sul territorio.  
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Graduation Day in Mahinya
[cml_media_alt id='2558']1[/cml_media_alt]Oggi è un giorno importante per i sette ragazzi che, dopo aver sostenuto i loro esami, stanno per concludere un percorso di studi iniziato ben tre anni fa insieme al Mahinya training centre. Oggi infatti non è un giorno qualsiasi nemmeno per il Centro di formazione di Agricoltura ed Allevamento Sostenibile (CRAS) poiché insieme agli studenti abbiamo raggiunto un traguardo importante: il primo corso triennale con certificazione VETA è stato portato a termine. Il Mahinya training centre nasce nel 2008 dalla volontà di prevenire la fuga dei giovani dalle campagne della regione di Ruvuma verso le principali città dove però le possibilità lavorative si riducono. L’agricoltura è uno dei settori portanti per l’economia tanzaniana e la formazione dei ragazzi in questo ambito rappresenta uno dei capisaldi nella lotta alla disoccupazione che affligge il paese.  Inizialmente il centro proponeva dei corsi brevi di tre mesi in cui i ragazzi ricevevano un’infarinatura circa allevamento e agricoltura. [cml_media_alt id='2559']2[/cml_media_alt] Nel 2013 ci siamo fatti carico di una nuova sfida basata su una formazione più duratura (corsi triennali) a cui si aggiunge il valore della certificazione VETA, in modo tale da garantire maggiori possibilità nell’inserimento al mondo del lavoro. Il CRAS non è un centro di formazione come tutti gli altri: il suo obbiettivo è più ambizioso. Lo scopo del centro è di garantirsi piena sostenibilità attraverso le entrate provenienti sia dalle tasse studentesche sia dalle proprie risorse agro-zootecniche. Nel centro infatti si lavora sodo: i terreni che lo circondano ospitano diverse colture e sono allevati polli, bovini, maiali e capre. Tutto ciò non rappresenta solo una risorsa economica ma anche formativa: infatti permette ai ragazzi di fare una prima esperienza su quello che sarà il loro ambito lavorativo futuro. Quindi oggi non si festeggia solo la fine di un percorso di studi ma anche il raggiungimento/conseguimento di un traguardo importante per il centro che rappresenta l’inizio di un lungo ma promettente percorso. Sono le otto quando ci alziamo per prepararci alla cerimonia del primo Graduation Day in “Animal Husbandry” del Centro di formazione realizzato grazie al Co.p.e. (Cooperazione paesi emergenti, ong). La messa introduttiva sembra debba iniziare alle nove. Dopo la colazione ci si prepara con l’abito migliore che si ha e ci si dirige verso il CRAS. Arrivati si notano subito gruppi di persone sparse nei diversi spazi del Centro: all’ombra del dormitorio vicino a un banano alcuni parenti ed amici dei “graduandi” se la raccontano, dietro alla cucina le cuoche accendono i fuochi ed iniziano a preparare il pranzo delle feste per il post cerimonia, le studentesse del primo e del secondo anno aiutano a preparare tutto ciò che serve per il banchetto, in un ufficio nel frattempo una televisione locale intervista e fa riprese per pubblicizzare e sponsorizzare ancor più il Centro attraverso reti televisive e radio nazionali. Ci dicono che la messa inizierà per le 11 e non ci stupiamo del fatto che ci sia qualche ritardo. Uno studente mi chiede una fotocopia del discorso che farà durante la consegna degli attestati, ma le nuvole coprono il sole e la fotocopiatrice senza sole si rifiuta di funzionare. “Badaye, atakaporudi jua” (Più tardi, quando tornerà il sole). Arriva mezzogiorno e la messa non è cominciata ma sembra che inizino a smuoversi le acque. Da dietro le cucine intanto continua ad alzarsi il fumo bianco della legna bruciata e il suo profumo che si mescola con quello di carne di [cml_media_alt id='2560']3[/cml_media_alt]vitello in umido che accompagnerà il riso pilau, riso speziato che si mangia in occasione delle feste.  Arrivati coloro che faranno parte della commissione inizia a sentirsi un canto venire dal cortile. Arrivati nel cortile si nota in lontananza una doppia fila di persone coloratissime, tra cui i ragazzi e le ragazze del coro del villaggio. Cantano tenendo il ritmo facendo gli stessi passi che ho visto fare a piedi nudi sulla terra durante la semina del mais, tutto accompagnato dal battito di mani e da una signora in fondo alla fila che scandisce il canto facendo il “kigeregere” (“urlo tribale”). Mano a mano che il cordone di persone avanza per il cortile raccoglie la gente che accodandosi inizia a sua volta a cantare e a seguire il ritmo dei passi. [cml_media_alt id='2561']4[/cml_media_alt]Sono le 12.00 e inizia la messa. Colori, canti e balli del coro e della platea accompagnano le parole di padre Steven che durante l’omelia s’è raccomandato con i ragazzi di non vedere il certificato come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza per potersi costruire quel futuro che attraverso il loro impegno e l’aiuto di Dio, potranno avere. Dopo essermi stupito del fatto che la messa sia durata solo due ore e dopo aver appurato di averci capito forse tre frasi di cui una in Italiano, esco da messa e vedo che la gente si dirige verso il vialetto d’entrata del centro circondata da coloratissimi fiori di Buganvillea e bandierine appese per l’occasione. Parte un altro canto con balletto al seguito da questo nuovo cordone che però ora nelle prime file ha i ragazzi e le ragazze che riceveranno la certificazione. [cml_media_alt id='2562']5[/cml_media_alt]Si rientra tutti nella stessa sala ma ora al posto dell’altare si trova un lungo tavolo che andrà ad ospitare la commissione. Una volta dentro dicono anche a me e Francesca, l’altra ragazza in servizio civile che si occupa della parte zootecnica del centro, di sederci al tavolo della commissione. Un po’ di imbarazzo da nascondere e alla fine ci troviamo li, con davanti tutta la platea. Di  fronte amici e parenti che sfruttano ogni occasione per incoraggiare gli amici e a destra gli studenti che hanno iniziato questa parte di cerimonia esponendo la tesi. Finito di esporre cominciano i discorsi dei vari rappresentanti: capo villaggio, prete, rappresentante dell’ente certificatore, Antonella in rappresentanza del CO.P.E. e Zakayo in qualità di coordinatore del Centro. [cml_media_alt id='2563']6[/cml_media_alt]I discorsi hanno avuto come chiave comune i complimenti per aver raggiunto questo grande obiettivo che grazie al CO.P.E. ong, i professori, il villaggio e tutti coloro che hanno contribuito più o meno direttamente alla creazione di questo centro di formazione hanno permesso non solo agli studenti di arrivare a laurearsi e quindi ad avere più possibilità per il futuro, ma anche a sviluppare una microeconomia interna al villaggio stesso. Durante la consegna dell’attestato ogni studente viene raggiunto da parenti e amici che, sulle musiche del dj presente in aula, improvvisano balletti, adornano gli studenti con collane di fiori, consegnando loro regali. Attorno alle 17 finisce la cerimonia e la fame inizia a farsi sentire. “E’ vero che siamo in Africa”, ma stando dalle 8 e mezza alle 17 senza neanche uno spuntino, lo stomaco inizia a dire la sua. [cml_media_alt id='2564']7[/cml_media_alt]Dalla porta dell’aula iniziano ad entrare i secchi pieni di abbondante cibo che verranno distribuiti prima alla commissione, poi agli studenti e infine a tutti gli amici, parenti, cuoche e lavoratori. Oltre a questi sono presenti molte persone della comunità locale che sono venute anche solo per partecipare a questo primo grande evento organizzato dal Centro che si trova a Mahinya. Questo villaggio, sperduto nelle rosse terre a una trentina di chilometri da Songea, che stà iniziando a far parlare di sé. Ne sono la conferma le continue chiamate che si ricevono da parte di futuri studenti. [cml_media_alt id='2565']8[/cml_media_alt]Finito il “pranzo” l’aula diventa una discoteca. In questa fase più rilassata ne approfittiamo per fare due chiacchere con i neo diplomati, e scopriamo sogni e ambizioni diverse… chi tornerà nella propria città e comincerà la propria carriera lavorativa chi invece è deciso a puntare sulla carriera accademica, come Robert che inizierà gli studi per diventare veterinario.                                 Come già detto questo non è che l’inizio, i ragazzi hanno ancora molta strada da fare così come il Mahinya training centre. Il centro deve ancora ottenere la piena certificazione VETA e deve aspirare a una più alta sostenibilità. La festa continua con tutti i ragazzi e le ragazze del villaggio fino a tarda serata con musiche e balli per festeggiare quel certificato che dopo tre anni di studi, permetterà a questi studenti di aver un futuro migliore rispetto a molti loro coetanei. Accompagnati dall’atmosfera di entusiasmo che ha caratterizzato la giornata auguriamo a tutti “Safari njema na kazi njema” (buon viaggio e buon lavoro); già, perché questo percorso dopotutto non è che una tappa, sicuramente importante, di un viaggio sia per il centro sia per i ragazzi... e come ogni viaggio che si rispetti ci auguriamo che sia lungo e pieno di soddisfazioni. “Kila heri!” (Vi auguriamo il meglio!) In breve: [cml_media_alt id='2566']9[/cml_media_alt]L’8 dicembre al centro di agricoltura ed allevamento sostenibile (CRAS) realizzato negli anni da Co.p.e. ong (Cooperazione paesi emergenti) nel villaggio di Mahinya, si è svolta la prima festa di laurea degli studenti del corso in “Animal husbandry” con consegna dei certificati. Un’intera giornata di festa per un grande obiettivo raggiunto sia da parte degli studenti, che da parte di tutti coloro che hanno contribuito sia direttamente che indirettamente alla realizzazione di questa parte di progetto. Rimangono ancore molte azioni da fare per rendere completamente sostenibile il centro e per lasciarlo completamente nelle mani della comunità locale, ma questo è già un grandissimo risultato. Kazi njema!      
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