Promozione di pratiche di resilienza agricola per la sicurezza alimentare in Guinea Bissau.
Il progetto "No tchon, no valur-La nostra terra, il nostro valore", finanziato da Canada Fund for Local Initiatives-CFLI , si prefigge di incrementare la resilienza alimentare della popolazione della regione di Cacheu, nel nord della Guinea Bissau rafforzando la catena di produzione agricola attraverso una formazione teorica e pratica su più livelli.
Tra i 20 Paesi più poveri al Mondo, in Guinea Bissau, quasi il 30% dei bambini sotto i 5 anni è in una condizione di malnutrizione. L’economia del Paese dipende principalmente da agricoltura e pesca, ma gli anacardi rimangono il bene più esportato. A causa della continua instabilità politica, sono peggiorate le condizioni sociali ed economiche, favorendo una diffusa disuguaglianza. Il 90% del terreno coltivabile è utilizzato per gli anacardi: i ricavi derivanti dall’export degli stessi rappresenta la maggiore fonte di introiti per lo Stato. L’abbandono di altre colture per incrementare gli export di anacardi, ha favorito la diffusione di povertà e malnutrizione per la popolazione che non beneficia di introiti. Infatti, se da un lato sono state abbandonate colture che avrebbero mitigato la diffusione della malnutrizione, dall’altro, la forza lavoro dell’intera popolazione è incentrata perlopiù su lavori stagionali legati alla raccolta di anacardi.
Per tali motivi, la produzione agricola locale di gruppi agricoltori, associazioni o di singoli lavoratori verrà rafforzata dalle attività progettuali che prevedono non solo la formazione di nozioni utili in tal senso, ma anche l’introduzione di tecniche innovative come l’utilizzo di materiali specifici, come ad esempio, i fertilizzanti naturali. Infatti, oltre a nozioni pratiche in termini agricoli, avranno una notevole importanza anche le skills utili agli step successivi alla produzione: skills legate ad esempio alle gestione pratica dell’attività e alla capacità di promozione del prodotto (tecniche di marketing).
Il numero di beneficiari diretti supera le 100 unità, comprendendo giovani uomini e donne tra i 18 e i 45 anni; oltre 500 saranno i beneficiari indiretti che, grazie a pubblicità e promozione delle attività e degli obiettivi del progetto, saranno coinvolti nelle comunità e prenderanno coscienza dell’importanza di diversificare la propria alimentazione, oltre a comprendere il potenziale delle risorse locali.
Nel lungo periodo, il progetto mira a rafforzare la capacità produttiva nell’agricoltura e nell’orticoltura, e a incrementare il potenziale livello di vendite di 4 associazioni agricole situate nelle aree di Bula e Canchungo, nella regione Cacheu. Il progetto risulta in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), avendo tra gli obiettivi quello di garantire forniture di acqua potabile sostenibile e migliorare l’accesso alla stessa per la popolazione.

Esiste un forte legame tra povertà e disabilità in Madagascar. Con il 75% della popolazione sotto la soglia di povertà (1,9$/giorno), il Madagascar è uno dei Paesi più poveri al mondo con conseguenze importanti che evidenziano carenze sanitarie, malnutrizione, malattie e fattori ambientali, che possono accrescere il rischio di sviluppare disabilità, specialmente nell’infanzia. Se consideriamo la situazione delle persone con disabilità, essi vivono di redditi precari, insufficienti per sostenere le cure, vittime di ostacoli ambientali e istituzionali, stigmi e discriminazioni religiose che ne impediscono una reale inclusione nella vita socio-economica del Paese, dove la presenza di persone con disabilità si stima tra il 7,5% (MSANP) e il 15% (OMS). Solo 1 bambino con disabilità su 10 è scolarizzato (UNICEF).
Ad Ambanja non si dispone di dati ufficiali sulla disabilità (casistica, tipo, età, genere, etc.) né di servizi specializzati per la diagnosi e l’accompagnamento. Fino al 2019 esisteva una classe differenziale unica di 15 bambini con disabilità di 5-11 anni. Oggi, ogni scuola della città può scegliere se accogliere o meno bambini con disabilità purché sia lieve;i bambini con disabilità grave sono esclusi dal diritto all’istruzione e sono totalmente affidati alle famiglie. Insegnanti e famiglie devono quindi affrontare bisogni specifici ai quali i servizi del territorio non riescono a dare risposta,
Il progetto ATSIKA JIABY - TUTTI INSIEME per una scuola inclusiva ad Ambanja, in Madagascar, sostenuto parzialmente dai fondi 8x1000 della Chiesa Valdese, intende ridurre l’emarginazione delle persone con disabilità in Madagascar , attraverso l’inclusione sociale e scolastica dei minori con disabilità tra i 3 e gli 11 anni nella città di Ambanja, con i seguenti risultati da raggiungere:
I partner operativi del progetto sono:
I beneficiari diretti saranno in totale 1.420 tra cui minori di 3-11 anni di 3 scuole target, 10% con disabilità, 53% bambine, 30%<5 anni; oltre a 30 adulti formati che partecipano attivamente alle azioni (15 insegnanti, 3 direttori, 4 rappresentanti autorità locali e 8 membri delle OSC, 6% con disabilità, 70% donne) e infine 1200 beneficiari della campagna di sensibilizzazione a cura del COPE Madagascar (audience radio e partecipanti evento inclusivo). Indirettamente, verranno coinvolte circa 2.351 persone tra familiari dei minori partecipanti e gli utenti delle scuole target.
E’ prevista una campagna di sensibilizzazione per promuovere l’inclusività e un evento conclusivo in uno spazio completamente accessibile a persona con disabilità che sarà a carico del COPE.
Un importante step del progetto è rappresentato dall’istituzione di un Tavolo tematico tra Istituzioni locali e società civile per la promozione delle pari opportunità per le persone con disabilità.
Il gruppo ha espresso la volontà di costituirsi in un Tavolo tematico che si riunirà a cadenza trimestrale, per il raggiungimento di diversi risultati come il PROTOCOLLO DI AZIONE per la promozione delle pari opportunità per le persone con disabilità, con un focus aggiuntivo sull’infanzia.
Necessaria risulta essere la mappatura della disabilità ad Ambanja e delle barriere architettoniche nell’accesso ai servizi pubblici: un esperto con alta familiarità del quadro tecnico e giuridico condurrà uno studio articolato in quattro fasi, l’eventuale diagnostico effettuato dal progetto potrà essere inserito nei piani pubblici di sviluppo urbano già in programma.

Nel distretto di Namtumbo, regione di Ruvuma, sud della Tanzania, sono circa 6.791 chilometri quadrati i terreni coltivabili ma solo il 5% tra questi è effettivamente coltivato. I fattori che incidono sulla reale capacità di coltivazione da parte dei contadini sono molteplici: le precipitazioni che diventano sempre più scarse e sempre più circoscritte a periodi brevi; l’accesso a risorse idriche è garantito a meno del 50% degli abitanti ed ogni pozzo serve almeno 500 abitanti (prevalentemente presso pozzi non protetti, sorgenti non protette, acqua di superficie).La sicurezza alimentare nella zona è quindi messa a repentaglio: secondo le stime rilasciate dal governo della Tanzania, il 25% della popolazione è ancora malnutrita, il 3,8% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta globale (GAM), lo 0,9% di malnutrizione acuta grave (SAM) ed il 34,7% dei bambini sotto i 5 anni è affetto da malnutrizione cronica (arresto della crescita), secondo la classificazione dell'OMS.
In 9 regioni della Tanzania, tra cui quella di Ruvuma, questo parametro è addirittura superiore al 40%. Il COPE, grazie ad un altro progetto realizzato nella stessa zona, "Maji Safi" (OPM/2022/30498) volto a migliorare le opportunità di accesso all'acqua nei villaggi target (Msindo, Nambehe, Lumecha e Mtakanini del distretto di Namtumbo) mira a ridurre la malnutrizione dei soggetti vulnerabili identificati, grazie alle attività di formazione, sensibilizzazione e miglioramento delle tecnologie agricole che saranno implementate con la presente proposta progettuale.
Il progetto "Kua Vizuri-Crescere bene, sostenuto dai fondi dell'Otto per mille della Chiesa Valdese, intende migliorare l’accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l’anno (target 2.1 agenda 2030), attraverso la formazione di insegnanti (A3), la sensibilizzazione dei bambini attraverso il gioco (A3) e gli screening nelle scuole (A4) che consentiranno il miglioramento della consapevolezza sull’importanza di una dieta variegata (R1) e le formazioni decentrate per 200 donne (A5) e la realizzazione di 50 orti verticali (A6) che consentiranno il miglioramento delle capacità produttive di 200 donne dei villaggi di Msindo, Nambehe, Lumecha e Mtakanini del distretto di Namtumbo (R2).
Beneficiari diretti del progetto saranno:
- 40 insegnanti delle 8 scuole dei 4 villaggi target formati su buona nutrizione e prassi igienico-sanitarie;
- 1.700 bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni sottoposti a screening malnutrizione;
- 200 famiglie sensibilizzate sul tema della malnutrizione e formate su come migliorare la propria dieta quotidiana;
- 50 famiglie dotate di orti verticali.
Beneficeranno indirettamente dei miglioramenti previsti dal progetto anche 9.000 abitanti dei villaggi target sensibilizzati sul tema della buona nutrizione e su prassi igienico-sanitarie.


ProgettoLocalità di realizzazione: Marocco, Provincia di AL Haouz, Aghbar, Assif El Mal, Regione di Marrakech
Capofila :CEFA
Donor: Caritas Italiana, Caritas Marocco
Altri Partner : Progetto Mondo, OVCI, Iscos

Il progetto, della durata di 8 mesi, è un progetto di post-emergenza che ha l'obiettivo generale di sostenere la popolazione colpita dal terremoto avvenuto in Marocco tra l’8 e il 9 settembre 2023. Il sostegno alla popolazione è fornito da cinque Ong della FOCSIV che sono presenti nel contesto marocchino.
Il progetto presenta diversi interventi per venire incontro ai bisogni delle popolazioni colpite sia in termini di primissima emergenza (distribuzione di tende, kit igienico-sanitari e scolastici, assistenza psicosociale) che nella fase successiva (moduli scolastici per garantire il diritto all’istruzione, affiancamento e percorsi di aiuto alle famiglie con membri con diverse disabilità). Il progetto provvede pertanto a soddisfare i bisogni primari, ma anche a garantire la partecipazione a una rete assistenziale di emergenza con il fine di indirizzare i beneficiari verso servizi sanitari e di protezione specializzati offerti da altri attori umanitari.
Il COPE provvede, sulla base di diagnostici effettuati in collaborazione con associazioni e autorità locali alla distribuzione di tende invernali nei douar (piccoli agglomerati di comuni rurali, tutti dislocati sull'Alto Atlante) indentificati dal partner locale Associazione El AMANE di Marrakech.
Il COPE attraverso il suo centro di ricerca OfficinaSociale contribuisce alla formazione e l’accompagnamento del personale locale per lo sviluppo delle Humanitarian Maps, utili strumenti per il rilevamento dei bisogni del territorio all'indomani del sisma, della percezione e del grado di reazione alle calamità naturali e alle emergenze di natura ambientale percepita dalla popolazione (indagine sviluppata attraverso i social Lab).
E' previsto da progetto l’allestimento di strutture a moduli prefabbricati per la continuità scolastica per consentire la continuità scolastica degli studenti dell’area. Gli spazi verranno allestiti con banchi, sedie, cattedre, lavagne e in generale con tutto il materiale scolastico necessario allo svolgimento delle lezioni.
Contestualmente si prevede la distribuzione kit scolastici. Dal momento che il terremoto ha privato gli alunni delle dotazioni necessarie per partecipare alle lezioni, verranno distribuiti kit scolastici con il materiale necessario per seguire le lezioni e svolgere le attività scolastiche. Il Kit include materiale didattico concordato con la Direzione dell’Educazione e forniture scolastiche come penne, matite e quaderni.
Secondo l’ultimo Demographic and Health Survey (DHS) del Ministero della Salute tanzaniano, nelle zone rurali della Regione di Ruvuma (Tanzania), l’accesso a risorse idriche è limitato al 48% degli abitanti che peraltro, hanno prevalentemente accesso a sorgenti non protette ed acqua di superficie (fiume, dighe e ruscelli).
La Tanzania è uno dei Paesi del continente su cui i cambiamenti climatici hanno maggior impatto e ha subìto un’estensione della stagione secca, con un aumento dell’erosione del suolo e degli incendi e la distruzione di molte aree agricole, con gravi conseguenze socio-economiche per la popolazione. Nel distretto, infatti, che ha un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza, si è assistito ad una riduzione delle piogge al di sotto di 1.000 mm/anno e ad una riduzione della superficie attivamente coltivata al 5%.
L'agricoltura per irrigazione, quasi del tutto assente sul territorio, contribuirebbe ad un aumento del 40% della produzione di cibo totale essendo, in media, almeno due volte più produttiva per unità di terreno rispetto all'agricoltura a pioggia, permettendo così una maggiore intensificazione della produzione e una diversificazione delle colture.
La consapevolezza del bisogno d’acqua è diffusa sul territorio, tanto che uno studio del 2018 dell’università di Dar Es Salaam rileva che l’83% della popolazione rurale sarebbe disposta a pagare fino a 4,920 al mese (“willingness to pay”) per avere accesso a fonti d’acqua protette, sicure e potabili.
Il progetto “Maji-Safi - promozione dell'accesso ad acqua pulita nella realtà rurale di Namtumbo” , finanziato coi fondi dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese (www.ottopermillevaldese.org), mira a migliorare le opportunità di accesso all'acqua per uso domestico e agricolo nel distretto citato attraverso l'istituzione di un corso VETA sperimentale per tecnici per un'idraulica sostenibile che consentirà il miglioramento delle competenze di giovani e donne; inoltre verranno realizzati 4 laboratori di teatro sociale e 24 incontri per la progettazione di un sistema su base comunitaria per l’accesso all’acqua oltre alla costituzione di un "comitato per l'acqua" e l'implementazione di un sistema integrato e sostenibile per l'accesso all'acqua .
La proposta interviene nel distretto rurale di Namtumbo, con un’intensità di fonti idriche al di sotto della media delle zone rurali del Paese (distanza media fonte-abitazione 500 m) per favorire l'accesso a fonti idriche protette. In particolare, nei 4 villaggi target (Nambehe, Lumecha, Msindo e Mtakanini), esistono solo 22 pozzi e, secondo un’analisi del Distretto di Namtumbo, sarebbe necessario aumentarli a 58 per soddisfare il fabbisogno dei circa 9.000 abitanti ivi residenti.

“Progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese”
Il progetto Odiare non è uno sport 2 intende sviluppare le azioni della precedente edizione e contribuire a contrastare l’hate speech online legato al settore sportivo, mantenendo la centralità delle attività educative per favorire la resilienza dei giovani nei confronti del fenomeno.
Il progetto si realizza in 7 regioni italiane (FVG, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia) per mantenere l’attenzione sull’hate speech online in quanto fenomeno mutevole ed insidioso e favorire la partecipazione delle scuole e del settore sportivo dilettantistico nell’educare i giovani a riconoscerlo e contrastarlo.
Il progetto prevede preliminari attività di ricerca su atteggiamenti e comportamenti dei più giovani nelle relazioni virtuali contenenti hate speech con il coinvolgimento dell’Università degli studi di Trieste – Dipartimento di Scienze della vita e di indagine sui trend assunti dal fenomeno nei principali social e testate giornalistiche in collaborazione con l’Università degli studi di Torino – Dipartimento di culture, politica e società.
Gli esiti di queste attività sosterranno lo sviluppo di un software a cura di ISF – Informatici senza frontiere, in grado di intercettare conversazioni contenenti toni ostili e discriminatori e proporre risposte dissuasive, che sarà strumento fondamentale per sperimentazioni e simulazioni nelle successive attività di educazione alla prevenzione e al contrasto.
Queste prime fasi guideranno quindi la realizzazione di attività di formazione destinate a insegnanti, allenatori e altro personale coinvolto nello sport, promosse dalle OSC ADP, ASPEm, CELIM, Comi, COPE, LVIA, ProgettoMondo in collaborazione con ISF e gli enti di promozione sportiva CSI e LIBERTAS, affinché si crei attorno ai giovani una solida presenza educativa in grado di favorire dinamiche di opposizione all’hate speech.
I medesimi partner saranno coinvolti nella realizzazione di attività educative nelle scuole e nei gruppi sportivi dilettantistici, finalizzate a sviluppare negli studenti e nei giovani sportivi, competenze digitali trasversali, legate alla socialità e all’esercizio della cittadinanza, avendo l’hate speech attinenza diretta con l’ambito dei diritti.
I giovani potranno quindi sperimentare le capacità apprese, partecipando attivamente alla campagna web di narrazione alternativa coordinata dal partner ImpactSkills, che accompagnerà l’intero percorso del progetto e sarà arricchita dalla presenza di testimonial individuati tra atleti e sportivi amati dal target.
Infine, alcuni tra i giovani partecipanti a percorsi educativi svolti nelle classi e nei gruppi sportivi dilettantistici, saranno coinvolti nella costituzione di squadre territoriali di attivismo digitale che avranno il compito di intercettare e contrastare l’hate speech legato allo sport, proponendo reazioni e risposte dissuasive nei social.

“Azioni Concrete Impronte Leggere” è il progetto - finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, nato dalla collaborazione tra COMI Ong, Rete Clima, Impactskills, LVIA Ong, Amici dei Popoli Ong, C.O.P.E. Cooperazione Paesi Emergenti Ong, MLAL Trentino Onlus, CVCS, Informatici Senza Frontiere - che elabora percorsi educativi e di gamification per sensibilizzare gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, i docenti e gli educatori, alle tematiche della sostenibilità e in particolare sulla riduzione della carbon footprint.
I percorsi educativi “Ci giochiamo la transizione” si svolgono in 24 scuole di 8 città italiane (Roma, Torino, Bologna, Padova, Gorizia, Catania, Trento, Verona) con il coinvolgimento di 120 docenti e 2.500 studenti. All’interno del percorso didattico è prevista la progettazione e la realizzazione di una web app di gaming strutturata secondo il principio dell’escape room in cui gli studenti dovranno raccogliere informazioni e dati per rispondere a quesiti, quiz ed enigmi, risolvere situazioni critiche e fare delle scelte che si riveleranno fondamentali per la sopravvivenza o meno del pianeta.
Parallelamente il progetto sostiene la realizzazione di calcolatori di carbon footprint da affidare agli studenti per il processo di calcolo dell’impronta di carbonio degli edifici scolastici e delle sedi delle istituzioni pubbliche e del terzo settore: 30, in questo caso, le istituzioni coinvolte nella rendicontazione ambientale e 500 gli studenti.
La durata complessiva del progetto è di 24 mesi.


ITac@ è un innovativo progetto di formazione e inserimento lavorativo per lo sviluppo delle competenze digitali e il miglioramento della condizione occupazionale di 210 donne, italiane e straniere e mira a contrastare il digital gender gap.
Il progetto, selezionato dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale, è un percorso di formazione e inserimento lavorativo totalmente gratuito e personalizzato su più livelli con l’obiettivo di migliorare la condizione occupazionale femminile, attraverso lo sviluppo delle competenze digitali e trasversali di donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni (con particolare attenzione alle categorie fragili delle migranti, delle donne escluse dal mercato del lavoro o a rischio di perderlo).
Secondo i dati Istat di marzo 2023, in Italia lavora una donna su due: il 51,6% contro il 70,1% degli uomini, nonostante la crescita del numero di occupati (+22mila) rispetto al mese precedente. Il dato è tra i peggiori d’Europa, se confrontato con la media Ue del 62,7% delle donne occupate.
Il Progetto ITac@ dà la possibilità a 210 donne, italiane e straniere di tutta Italia, di migliorare la propria condizione occupazionale ed eccellere nel mondo del lavoro perché affianca la formazione digitale al potenziamento delle soft skills necessarie al cambiamento.
Saranno 4 i livelli di formazione modulabili sulle proprie esigenze e adatti al proprio livello e 10 i tutor dedicati per l’attività di coaching, accompagnamento e inserimento lavorativo. I corsi, gratuiti e modulabili, sono di Formazione Base IT, inclusiva di un approfondimento su strumenti di produttività (Excel, Word e PowerPoint); Fondamenti di programmazione html, CSS, Java script per lo sviluppo e manutenzione di semplici applicazioni web; Formazione Low Code + No Code per la realizzazione di prodotti e servizi digitali senza il prerequisito di specifiche competenze di programmazione e coding; Formazione avanzata per lo sviluppo di applicazioni web più complesse con framework React.
Durante la formazione saranno inoltre attivati servizi di supporto, come coaching, tutoring continuativo, oltre all’attivazione di servizi di conciliazione studio/lavoro, baby parking e baby sitting (questi ultimi in particolare nelle province di Parma e Catania).
ITac@ nasce dalla collaborazione tra il mondo non profit di ISF, COPE e CIAC e quello profit rappresentato da Impactskills, Mygrants e Intesys, uniti dal comune obiettivo di massimizzare le competenze delle beneficiarie, rendendole più autonome e accompagnandole verso un upgrade della loro condizione.
Il progetto è stato selezionato dal Fondo per la Repubblica Digitale - nato da una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri) e, in via sperimentale per gli anni 2022-2026, stanzia un totale di circa 350 milioni di euro. L’obiettivo del fondo è accrescere le competenze digitali e sviluppare la transizione digitale del Paese. Per attuare i programmi del Fondo - che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e dall’FNC (Fondo Nazionale Complementare) - a maggio 2022 è nato il Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata da Acri.
Per maggiori informazioni www.fondorepubblicadigitale.it
Per info sul progetto:
www.progettoitaca.eu
mail to: info@progettoitaca.eu
TUTTA UN’ALTRA STORIA
Nuove cornici narrative contro la discriminazione e l’odio
Un progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale che include 16 territori italiani, suddivisi in 10 regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia GIulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Sardegna)
- 14 province: Torino, Milano, Genova, Bergamo, Verona, Padova, Trieste, Gorizia, Ferrara, Bologna, Firenze, Catania, Cagliari e in 3 municipi di Roma.
PROGETTO IN BREVE E CONTESTO:
|
Nonostante la riduzione della presenza sui media, in Italia come in Europa, il dibattito sulle migrazioni continua a essere fortemente polarizzato e divisivo. Nei discorsi politici si adotta una narrazione del “noi contro loro”, dove migranti e rifugiati diventano il capro espiatorio per ogni problema sociale reale o immaginario. Le narrazioni che si fanno maggiormente strada nel dibattito pubblico influiscono direttamente sulla definizione di politiche per cui, ad esempio, se la narrazione del fenomeno migratorio si concentra su concetti come “invasione” e “minaccia”, la risposta politica non può che ridursi ai concetti di “difesa dei confini” e “sicurezza”.
L’ISTAT (2019) segnala che oggi più di 1 residente minorenne su 10 ha una cittadinanza straniera e il 65,4% delle studentesse e degli studenti di origine non italiana è nato nel nostro Paese. Tuttavia sono numerosi gli episodi di bullismo, hate speech e stigmatizzazione nei confronti degli adolescenti immigrati e il 59,3% delle segnalazioni di reati discriminatori sono di tipo etnico-raziale [OSCAD - Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori] dato confermato anche dal “Eurobarometro493” sulla discriminazione nell’Unione Europea, che evidenzia che il 66% delle persone intervistate ritiene la discriminazione su base etnica molto diffusa in Italia.
TUTTA UN’ALTRA STORIA intende contribuire al superamento delle narrazioni divisive sul tema delle migrazioni, promuovendo il protagonismo dei giovani e delle comunità educanti, rappresentate dai docenti, dalle Università, associazioni, reti delle diaspore ed Enti locali che offrono possibilità di impegno civico alle nuove generazioni in 16 territori del nord, centro, sud Italia. La strategia del progetto si basa sulla promozione dell’Educazione alla Cittadinanza Globale, in continuità con l’esperienza pluriennale in materia dei partner coinvolti, e sull’approccio innovativo del kit Narrative change, uno strumento pratico per riformulare il dibattito sulla narrazione delle migrazioni messo a punto dall’organizzazione tedesca ICPA –International Centre for Policy Advocacy e reso disponibile in italiano nell’ambito dell’iniziativa Never Alone, per un domani possibile. Tale approccio punta ad aprire un dialogo e coinvolgere quella parte di popolazione non particolarmente schierata o interessata all’argomento, definita centro fluido, equivalente al 48% della popolazione, che può, se opportuntamente coinvolto, diventare un “bilanciere politico e culturale” e generare un cambiamento nella percezione e gestione politica delle tematiche migratorie. |
Obiettivi:
TUTTA UN’ALTRA STORIA contribuisce al superamento delle narrazioni divisive sulla migrazione e promuove a livello nazionale il protagonismo dei giovani e delle comunità educanti, a cui verranno offerti strumenti didattici per migliorare il loro impegno civico e contrastare fenomeni di odio e intolleranza nei confronti dei migranti. Il progetto intende contribuire in modo pragmatico al cambiamento individuale e collettivo puntando alla creazione di un mondo più sostenibile e giusto per tutte e tutti.
Beneficiari e soggetti coinvolti:
Beneficiari diretti: 17.540 persone (50,79% di genere Femminile) suddivise in 3 fasce d’età:
- 25 anni: 5.440 persone tra docenti, associazioni, attivisti e persone appartenenti ai 16 territori di intervento
- 19-24 anni: 100 studenti universitari
- 11-19 anni: 12.000 studenti di 480 classi
Organizzazioni: 250
CISV è il capofila e realizza il progetto con 9 partner ufficiali: FOCSIV, PRO.DO.C.S., Compagnia di San Paolo, Helpcode Italia, CONNGI, CODIASCO, LUMSA, Università degli Studi di Torino (UNITO)
Contribuiscono all’azione anche 12 organizzazioni socie FOCSIV: ACCRI, Amici dei Popoli, AIFO, Apurimac, ASPEm, COMI, COPE, CVCS, IBO, Progettomondo, Movimento Shalom, IPSIA ACLI.
Principali Attività

