Nel distretto di Namtumbo, regione di Ruvuma, sud della Tanzania, sono circa 6.791 chilometri quadrati i terreni coltivabili ma solo il 5% tra questi è effettivamente coltivato. I fattori che incidono sulla reale capacità di coltivazione da parte dei contadini sono molteplici: le precipitazioni che diventano sempre più scarse e sempre più circoscritte a periodi brevi; l’accesso a risorse idriche è garantito a meno del 50% degli abitanti ed ogni pozzo serve almeno 500 abitanti (prevalentemente presso pozzi non protetti, sorgenti non protette, acqua di superficie).La sicurezza alimentare nella zona è quindi messa a repentaglio: secondo le stime rilasciate dal governo della Tanzania, il 25% della popolazione è ancora malnutrita, il 3,8% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta globale (GAM), lo 0,9% di malnutrizione acuta grave (SAM) ed il 34,7% dei bambini sotto i 5 anni è affetto da malnutrizione cronica (arresto della crescita), secondo la classificazione dell'OMS.

In 9 regioni della Tanzania, tra cui quella di Ruvuma, questo parametro è addirittura superiore al 40%. Il COPE, grazie ad un altro progetto realizzato nella stessa  zona, "Maji Safi" (OPM/2022/30498) volto a migliorare le opportunità di accesso all'acqua nei villaggi target (Msindo, Nambehe, Lumecha e Mtakanini del distretto di Namtumbo) mira a ridurre la malnutrizione dei soggetti vulnerabili identificati, grazie alle attività di formazione, sensibilizzazione e miglioramento delle tecnologie agricole che saranno implementate con la presente proposta progettuale.

Il progetto "Kua Vizuri-Crescere bene, sostenuto dai fondi dell'Otto per mille della Chiesa Valdese, intende migliorare l’accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l’anno (target 2.1 agenda 2030), attraverso la formazione di insegnanti (A3), la sensibilizzazione dei bambini attraverso il gioco (A3) e gli screening nelle scuole (A4) che consentiranno il miglioramento della consapevolezza sull’importanza di una dieta variegata (R1) e le formazioni decentrate per 200 donne (A5) e la realizzazione di 50 orti verticali (A6) che consentiranno il miglioramento delle capacità produttive di 200 donne dei villaggi di Msindo, Nambehe, Lumecha e Mtakanini del distretto di Namtumbo (R2).

Beneficiari diretti del progetto saranno:

- 40 insegnanti delle 8 scuole dei 4 villaggi target formati su buona nutrizione e prassi igienico-sanitarie;

- 1.700 bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni sottoposti a screening malnutrizione;

- 200 famiglie sensibilizzate sul tema della malnutrizione e formate su come migliorare la propria dieta quotidiana;

- 50 famiglie dotate di orti verticali.

Beneficeranno indirettamente dei miglioramenti previsti dal progetto anche 9.000 abitanti dei villaggi target sensibilizzati sul tema della buona nutrizione e su prassi igienico-sanitarie.

 

 

Progetto

Emergenza Marocco

Località di realizzazione: Marocco, Provincia di AL Haouz, Aghbar, Assif El Mal, Regione di Marrakech

Capofila :CEFA

Donor: Caritas Italiana, Caritas Marocco

Altri Partner : Progetto Mondo, OVCI, Iscos

Il progetto, della durata di 8 mesi, è un progetto di post-emergenza che ha l'obiettivo  generale di sostenere la popolazione colpita dal terremoto avvenuto in Marocco tra l’8 e il 9 settembre 2023. Il sostegno alla popolazione è fornito da cinque Ong della FOCSIV che sono presenti nel contesto marocchino.

Il progetto presenta diversi  interventi per venire incontro ai bisogni delle popolazioni colpite sia in termini di primissima emergenza (distribuzione di tende, kit igienico-sanitari e scolastici, assistenza psicosociale) che nella fase successiva (moduli scolastici per garantire il diritto all’istruzione, affiancamento e percorsi di aiuto alle famiglie con membri con diverse disabilità). Il progetto provvede pertanto a soddisfare i bisogni primari, ma anche a garantire la partecipazione a una rete assistenziale di emergenza con il fine di indirizzare i beneficiari verso servizi sanitari e di protezione specializzati offerti da altri attori umanitari.

Ruolo del COPE

Il COPE  provvede, sulla base di diagnostici effettuati in collaborazione con associazioni e autorità locali alla distribuzione di tende invernali nei douar (piccoli agglomerati di comuni rurali, tutti dislocati sull'Alto Atlante) indentificati dal partner locale Associazione El AMANE di Marrakech.

Il COPE attraverso il suo centro di ricerca OfficinaSociale contribuisce alla formazione e l’accompagnamento del personale locale per lo sviluppo delle Humanitarian Maps, utili strumenti per il rilevamento dei bisogni del territorio all'indomani del sisma, della percezione e del grado di reazione alle calamità naturali e alle emergenze di natura ambientale percepita dalla popolazione (indagine sviluppata attraverso i social Lab).

E' previsto da progetto l’allestimento di strutture a moduli prefabbricati per la continuità scolastica per consentire la continuità scolastica degli studenti dell’area. Gli spazi verranno allestiti con banchi, sedie, cattedre, lavagne e in generale con tutto il materiale scolastico necessario allo svolgimento delle lezioni.

Contestualmente si prevede la distribuzione kit scolastici. Dal momento che il terremoto ha privato gli alunni delle dotazioni necessarie per partecipare alle lezioni, verranno distribuiti kit scolastici con il materiale necessario per seguire le lezioni e svolgere le attività scolastiche. Il Kit include materiale didattico concordato con la Direzione dell’Educazione e forniture scolastiche come penne, matite e quaderni.

Secondo l’ultimo Demographic and Health Survey (DHS) del Ministero della Salute tanzaniano, nelle zone rurali della Regione di Ruvuma (Tanzania), l’accesso a risorse idriche è limitato al 48% degli abitanti che peraltro, hanno prevalentemente accesso a sorgenti non protette ed acqua di superficie (fiume, dighe e ruscelli).

La Tanzania è uno dei Paesi del continente su cui i cambiamenti climatici hanno maggior impatto e ha subìto un’estensione della stagione secca, con un aumento dell’erosione del suolo e degli incendi e la distruzione di molte aree agricole, con gravi conseguenze socio-economiche per la popolazione. Nel distretto, infatti, che ha un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza, si è assistito ad una riduzione delle piogge al di sotto di 1.000 mm/anno e ad una riduzione della superficie attivamente coltivata al 5%.

L'agricoltura per irrigazione, quasi del tutto assente sul territorio, contribuirebbe ad un aumento del 40% della produzione di cibo totale essendo, in media, almeno due volte più produttiva per unità di terreno rispetto all'agricoltura a pioggia, permettendo così una maggiore intensificazione della produzione e una diversificazione delle colture.

La consapevolezza del bisogno d’acqua è diffusa sul territorio, tanto che uno studio del 2018 dell’università di Dar Es Salaam rileva che l’83% della popolazione rurale sarebbe disposta a pagare fino a 4,920 al mese (“willingness to pay”) per avere accesso a fonti d’acqua protette, sicure e potabili.

Il progetto “Maji-Safi - promozione dell'accesso ad acqua pulita nella realtà rurale di Namtumbo” , finanziato coi fondi dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese (www.ottopermillevaldese.org), mira a migliorare le opportunità di accesso all'acqua per uso domestico e agricolo nel distretto  citato attraverso l'istituzione di un corso VETA sperimentale per tecnici per un'idraulica sostenibile  che consentirà il miglioramento delle competenze di giovani e donne; inoltre verranno realizzati 4 laboratori di teatro sociale  e 24 incontri per la progettazione di un sistema su base comunitaria per l’accesso all’acqua  oltre alla costituzione di un "comitato per l'acqua" e l'implementazione di un sistema integrato e sostenibile per l'accesso all'acqua .

La proposta interviene nel distretto rurale di Namtumbo, con un’intensità di fonti idriche al di sotto della media delle zone rurali del Paese (distanza media fonte-abitazione 500 m) per favorire l'accesso a fonti idriche protette. In particolare, nei 4 villaggi target (Nambehe, Lumecha, Msindo e Mtakanini), esistono solo 22 pozzi e, secondo un’analisi del Distretto di Namtumbo, sarebbe necessario aumentarli a 58 per soddisfare il fabbisogno dei circa 9.000 abitanti ivi residenti.

 

“Progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese”

Attori d'inclusione-Inclusione socio lavorativa dei giovani con disabilità mediante il teatro e i tirocini formativi, è un progetto avviato dal COPE, di durata annuale,ha lo scopo di rafforzare il godimento dei diritti delle persone con disabilità e loro organizzazioni in Tunisia.

Dal 2011 la Tunisia ha mostrato una coscienza ed un interesse sempre maggiore verso il diritto dei giovani disabili e sulle strategie migliori per garantirne l’inclusione socio-economica nelle scuole e nella società. I dati tunisini recenti mostrano che solo il 2% circa della popolazione è affetta da disabilità, ma il WHO World Report on Disability del 2011, invece indica un dato del 16,3%.

Nato dall'esperienza triennale del COPE nel paese nordafricano maturata col precedente intervento "Ricomincio da te", il nuovo progetto intende promuovere l’inclusione sociale dei giovani con disabilità mediante programmi di teatro inclusivo.

Partendo da alcune attività di censimento e raccolta dati della popolazione disabile assistita presso i centri specializzati partner di progetto, e la pianificazione del percorso inclusivo individuale ed inserimento nelle attività di progetto, si realizzeranno anche attività di formazione degli operatori locali per la gestione di compagnie teatrali per l’inclusione sociale e lo sviluppo inclusivo su Base Comunitaria dei disabili mediante l’arte dello spettacolo.

La realizzazione di corsi e spettacoli teatrali, che coinvolgano giovani con e senza disabilità, per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e l’inclusione sociale dei beneficiari finali saranno attività anch’esse del progetto rivolte anche ad un pubblico più ampio.

Inoltre, importante sarà rafforzare la governance pubblico-privata per agevolare l’inclusione professionale dei giovani con disabilità attraverso la pianificazione di programmi di tirocinio formativi inclusivi per giovani con disabilità, coinvolgendo le autorità locali per le attività produttive (agricoltura, industria e artigianato) e le rappresentanze imprenditoriali locali.

In tal modo e attraverso l’ideazione e sottoscrizione di convenzioni di tirocinio retribuito mediante borse lavoro per giovani con disabilità presso realtà produttive locali e la costituzione di un’equipe multidisciplinare per il monitoraggio e la valutazione dei tirocini formativi, si assisteranno i giovani disabili lungo un percorso che li porterà ad acquisire una maggiore autonomia e capacità di inserimento nel mondo del lavoro per attuare una maggiore inclusione nella società tunisina.

L’analisi dei bisogni e l’impianto progettuale è stato elaborato in partenariato con le organizzazioni tunisine per l’educazione e lo sviluppo delle persone con disabilità mentali e motorie e con il Ministero per gli Affari Sociali Tunisino, con cui il COPE ha sottoscritto una Convenzione di Partenariato, a cui spetta la responsabilità di garantire i servizi e i diritti dei disabili.

Le regioni target di intervento sono i Governatorati di Ben Arous, Kairouan, El Kef, Kasserine e Medenine in cui sono stati individuati i beneficiari diretti quali i giovani con disabilità mentali e fisiche e gli operatori dei centri UTAIM, ASDA e AGIM.

Sicur19 - Sicurezza Alimentare e Sanitaria: resilienza delle comunità locali nell'era del Covid-19, è un progetto finanziato con fondi 8x1000, che il COPE  ha avviato in due diversi distretti della Tanzania, quello di Mufindi e quello di Nantumbo.

La pandemia di COVID-19 tutt'ora in atto, sta intensificando le vulnerabilità e le inadeguatezze dei sistemi alimentari globali. La Tanzania e il suo sistema agroalimentare non sfugge purtroppo alla crisi.

Superare la fame e la malnutrizione in tutte le sue forme è più che assicurare cibo a sufficienza per sopravvivere: ciò che le persone mangiano - e soprattutto ciò che mangiano i bambini - deve essere anche nutriente. Eppure un ostacolo fondamentale è l'alto costo dei cibi nutrienti e la bassa accessibilità economica di diete sane per un gran numero di famiglie, situazione aggravata dalla crisi economica fomentata dalla pandemia COVID-19 ma anche dalle condizioni di malattia di capifamiglia che sono gli unici detentori privilegiati degli strumenti e delle conoscenze agricole e zootecniche utili per provvedere al sostentamento della famiglia.

Gli obiettivi del progetto pertanto riguardano il raggiungimento entro il 2025 dei traguardi concordati a livello internazionale contro l’arresto della crescita e il deperimento nei bambini sotto i 5 anni di età, così come previsto dall’obiettivo sconfiggere la fame dell’agenda 2030 e la promozione dell'autosufficienza alimentare e la sicurezza sanitaria nei distretti target di Mufindi e Namtumbo.

In particolare, si intende favorire pari accesso alle risorse in agricoltura di 100 donne e 100 gruppi familiari a rischio emarginazione e grave malnutrizione, attraverso attività formative su: sicurezza alimentare, importanza di una dieta variegata, valori nutrizionali, rilevamento dei segni primari di malnutrizione, implementazione di piccoli orti ed allevamenti domestici

In ambito sanitario, il partner locale Ospedale di Nyololo ha il ruolo di prendere in carico dei casi accertati di malnutrizione presso la propria struttura e attraverso il personale sanitario, di gestione il coordinamento di 5 sessioni di capacity building di 56 insegnanti delle scuole primarie dei distretti target e di 20 puericultrici del centro di accoglienza “Sisi ni kesho”del COPE  sull’importanza di una dieta variegata anche in ottica di miglioramento del sistema immunitario per la prevenzione da malattie infettive dei bambini.

Attività diversa riguarda la selezione e formazione di 12 operatori qualificati, su buone prassi igienicosanitarie per prevenzione da malattie infettive con un focus su contrasto e prevenzione della pandemia COVID-19 che sensibilizzeranno 200 famiglie e la popolazione nei villaggi target all’implementazione di buone prassi igienico-sanitarie per la prevenzione dalle malattie infettive, unitamente ad attività di screening.

Partner locali strategici per il progetto pertanto saranno il Mahinya College per il distretto di Namtumbo, regione di Ruvuma e l'Ospedale di Nyololo, distretto di Mufindi, regione di Iringa.

 

We Care è un progetto finanziato dall'AICS e realizzato in Tanzania da partner diversi: capofila è la ONG L’Africa Chiama; i partner italiani sono COPE e  IBO Italia; i partner tanzaniani sono Shivyawata Tanzania Federation of Disabled People's Organisations e l'Ospedale di Nyololo.

Il progetto, di durata triennale, si pone come obiettivo generale, di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di bambini e ragazzi con disabilità residenti nella regione di Iringa (Tanzania) con particolare attenzione ai servizi di base, con riferimento specifico a salute e istruzione.

Nello specifico, si intende favorire l'accesso a servizi di prevenzione, diagnosi, salute, riabilitazione su base comunitaria e di inclusione socio educativa di bambini e ragazzi con disabilità (0-15 anni) e delle loro famiglie nelle province di Iringa Rural, Mufindi e Kilolo.

Al fine di ridurre l’incidenza della disabilità neo-natale mediante prevenzione, screening e sensibilizzazione rivolti a donne in età fertile e donne gravide nelle Province individuate, verranno realizzate diverse attività quali:

  • Sensibilizzazione donne in età fertile 15-45 sul tema della salute riproduttiva e materno-infantile
  • Servizio di telemedicina mHealth per le visite antenatali e postnatali per le donne gravide
  • Attività di screening per le donne gravide in 6 circoscrizioni selezionate
  • Attività di formazione per il personale sanitario e creazione di protocolli sulla prevenzione delle disabilità congenite

Per migliorar le capacità dei centri di salute in materia di diagnosi precoce della disabilità nei bambini (0-4), il sistema di referaggio e accessibilità dei bambini con disabilità (0-4) a trattamenti riabilitativi di qualità nelle Province citate,si intendono avviare diverse attività quali la creazione di un protocollo regionale per la certificazione ed il referaggio dei bambini con disabilità,la formazione al personale sanitario e ai volontari comunitari su diagnosi precoce della disabilità e sistema di referaggio;anche le famiglie saranno coinvolte nelle attività del progetto come ad esempio, i percorsi formativi sul tema della Riabilitazione su Base Comunitaria rivolti alle giovani mamme di bambini con disabilità presso i centri di salute coinvolti nel progetto e la costituzione di gruppi locali di famiglie con bambini con disabilità per la condivisione della metodologia su citata e delle esperienze di integrazione di disabili.

Altro step importante per realizzare una maggiore inclusione dei disabili nella società tanzaniana riguarda l'attività di supporto dato agli studenti con disabilità delle scuole pre-primarie e primarie nelle province rurali di Iringa, Mufindi e Kilolo attraverso le attività col personale scolastico (Formazione del personale scolastico, creazione di una rete di stakeholders in ottica “One Health), l'adattamento delle scuole alle esigenze degli studenti, la realizzazione di attività di sport inclusivo nelle scuole e la sensibilizzazione della comunità locale e dei genitori sull’importanza dell’iscrizione scolastica precoce dei bambini con disabilità.

Nell’ambito del progetto AGREE-Agricoltura sostenibile come veicolo per promuovere la sicurezza alimentare, l'empowerment femminile e lo sviluppo socioeconomico, finanziato da AICSe con capofila Vides Italia, il COPE è inserito in qualità di partner del progetto insieme alle controparti locali  di COPE Mazzarello Women Promotion Centre (MWC) e  Salesian Sisters of S. John Bosco nell’area di intervento della Contea di Juba, zona di Gumbo (i villaggi coinvolti sono Nesitu, Mori, Mogiri, Bilinyang, Mafau, Jebel Lemon, Kodoro, Adodi, Shirkat e Gumbo).

Le attività gestite dal COPE mirano a risultati concreti che nell’arco dei 3 anni di progetto possano migliorare la situazione delle donne della contea impegnate in attività agricole di sussistenza e del sistema agricolo locale.

Tra i risultati maggiormente attesi vi è l’aumento delle capacità di generazione del reddito delle donne mediante investimenti sulla formazione tecnico professionale alla pratica di un’agricoltura sostenibile integrata da un modulo di formazione alla microfinanza, propedeutico alla costituzione di una rete di Village Community Bank (VICOBA) destinato esclusivamente a loro.

Già diffusa in molte regioni africane per finanziare piccole attività generatrici di reddito, le VICOBA si fondano sul modello di co-responsabilità comunitaria nella partecipazione e gestione del fondo rotativo che risulta efficace tra le agricoltrici perché possiedono una propensione alla collaborazione reciproca e inclinazione solidale e di mutuo soccorso, tratti fondamentali del microcredito.

Verranno coinvolte 575 agricoltrici organizzate nei 23 gruppi in un livello di formazione più generale; successivamente, 46 agricoltrici (quadri), due per ciascun gruppo, saranno scelte e formate per diventare le figure quadro delle VICOBA negli aspetti di gestione economico-finanziaria delle attività di gruppo. La formazione verrà erogata mediante un espatriato COPE formatore per matematica di base e funzionamento delle VICOBA.

Altro risultato importante riguarda la produzione alimentare diversificata ed ecologicamente sostenibile a livello locale, attraverso la realizzazione di un sistema di raccolta acqua ad uso agricolo e irrigazione a goccia.  La realizzazione di serbatoi dell’acqua prelevata consentirà il suo accumulo in particolare per l’irrigazione integrativa che avrà il vantaggio di ridurre in maniera sostanziale il rischio di raccolti ridotti o distrutti a causa della siccità, visto che i campi della maggior parte delle comunità dipendono dalla pioggia che è stagionale migliorare l’irrigazione può essere un modo semplice per migliorare in modo significativo l’alimentazione e i redditi delle famiglie.

Più precisamente nei villaggi saranno realizzati 21 impianti di irrigazione a goccia .

La progettazione e la realizzazione degli impianti di raccolta e irrigazione sarà coordinata e supervisionata da un ingegnere esperto in infrastrutture idriche, espatriato COPE in tre anni di progetto.

Il progetto mira a contribuire all’Obiettivo dello Sviluppo Sostenibile numero 2 “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile” e, in tale ambito, si concentra sui target 2.1, 2.3 e 2.4.

Il progetto KAN-Kwa Afya Njema: garantire l'ultimo miglio attraverso l'approccio comunitario, intende contribuire a porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate entro il 2030 (obiettivo 3.3, Agenda 2030) in Tanzania.

Finanziato dal programma AICS/Global Fund per azioni sinergiche nella lotta all’HIV, alla tubercolosi e alla malaria, il progetto sosterrà i partner locali nella promozione di servizi sanitari preventivi e curativi di qualità ed efficaci, eliminando le barriere di accesso per le popolazioni più vulnerabili colpite dalle tre malattie (l'"ultimo miglio"), incoraggiando misure a livello di comunità per aumentare l'accessibilità ai servizi e garantendo la salvaguardia dei diritti dei pazienti.

L’intervento del consorzio di partner durante il progetto consentirà il miglioramento dei servizi di prevenzione delle strutture sanitarie a livello distrettuale attraverso interventi basati su CRG, l’aumento dell'infrastruttura dei servizi sanitari comunitari per la diagnosi e il trattamento di HIV, TBC e malaria , il consolidamento di un sistema di medicina di prossimità per la prevenzione e il trattamento di HIV, TBC e malaria.

I beneficiari saranno selezionati tra la popolazione che vive nelle zone rurali e nei conglomerati urbani più poveri e saranno principalmente donne in età riproduttiva e le donne incinte che sono maggiormente a rischio a causa delle condizioni ambientali (violenza, discriminazione, società patriarcale).

Il progetto si svolgerà nei distretti urbani di Mufindi e Iringa sensibilizzati sull'importanza della salute sessuale e riproduttiva (SRHR) e sulla riduzione dello stigma relativo alle 3 malattie, coinvolgendo  peraltro 8500 adolescenti, giovani donne. Verranno avviate campagne di screening in attività di outreach, per individuare e ridurre la diffusione di HIV, TBC e malaria grazie a ben 90 operatori sanitari appartenenti ai 9 centri sanitari rurali del distretto che saranno formati sull'approccio basato sulle CRG, sulla "linea guida nazionale per l'assistenza neonatale e la creazione di unità di assistenza neonatale" del Ministero della Sanità della Tanzania e sull'uso dell'applicazione Panda per ridurre la trasmissione della TBC e la trasmissione

Risultati attesi:

  • Migliorare i servizi di prevenzione delle strutture sanitarie a livello distrettuale con interventi CRG-based attraverso la formazione e tutoraggio di operatori sanitari e Community Health Workers al fine di ridurre la trasmissione TBC e la trasmissione verticale dell’HIV. Importante è realizzare una campagna di sensibilizzazione e advocacy su salute sessuale e riproduttiva (SRHR) con il sostegno di Kamati (CBOs) e l organizzazione di laboratori di teatro sociale per la riduzione dello stigma sui soggetti affetti dalle 3 malattie e la promozione delle vaccinazioni, incluse contro il Covid-19.
  • Incrementare l’infrastruttura dei servizi sanitari di prossimità per diagnosi e cura di HIV, TB e malaria attraverso l’apertura di una Farmacia di Comunità, l’implementazione di un sistema di supporto sanitario mobile a livello territoriale e la realizzazione visite prenatali di prevenzione e cura delle 3 malattie per donne in età riproduttiva, in gravidanza e per i loro bambini.
  • Consolidare il sistema di medicina territoriale per la prevenzione e cura di HIV, TB e malaria attraverso l’analisi sulla resilienza ed accessibilità del sistema sanitario locale nell’era post-covid19 ed impatto sui soggetti vulnerabili e la creazione di una rete di stakeholders in ottica “One Health”.

Il capofila è COPE, i partner sono:

- Kituo Cha Afya (KCA) di Nyololo –Ospedale di Nyololo;

- District Medical Officer (DMO) di Mufindi - Ente di diritto pubblico tanzaniano

- Regional Medical Officer (RMO) di Iringa - Ente di diritto pubblico tanzaniano

- National Institute of Medical Research (NIMR) - Istituto di ricerca tanzaniano

- Università di Dodoma – università pubblica

- Ospedale San Raffaele - Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS)

Dalla pluriennale esperienza nel settore sanitario della nostra Ong e la consolidata collaborazione tra il COPE  e le Diocesi di Caltagirone e Iringa, nasce il progetto SAFE MAMI- Sensibilizzazione, Alfabetizzazione, Formazione, Educazione per il Miglioramento all’Aiuto Materno-Infantile, con l'ambiziosa idea di costruire una Sala Operatoria e l'avvio del Reparto Chirurgia presso il Centro di Salute Rurale di Nyololo.

L'obiettivo egenrale è quello di migliorare le condizioni di salute per donne in gravidanza e neonati, riducendo il tasso di mortalità materna del 20% entro il 2022 e il tasso di mortalità neonatale-infantile del 20%.

Nel contesto tanzaniano e distrettuale, i livelli di mortalità si attestano infatti su 135 morti ogni 100.000 gravidanze per quanto riguarda la mortalità materna;  8,1 morti su 1.000 nati per quanto riguarda la mortalitá neonatale e 9,7 morti su 1.000 nati per la mortalitá dei bambini sotto i cinque anni (dati provenienti dall’ufficio sanitario distrettuale). Le cause immediate della mortalità infantile sono da ricercarsi in complicanze accorse durante il parto, un apporto nutritivo carente sia nella dieta dei bambini, che delle gravide e nelle malattie infettive come malaria, tetano, ARI (Acute Respiratory Infection) diarrea, AIDS e meningite. Viceversa, le cause della mortalità materna derivano principalmente da emorragie durante il parto, infezioni postparto, ipertensione gravidica ed eclampsia, complicazioni durante il parto e aborti non sicuri.

Risulta quindi prioritario facilitare l’accesso della popolazione femminile ai servizi sanitari, chirurgici e di assistenza materno-infantili nelle circoscrizioni di Nyololo, Maduma, Mbalamaziwa, Igowele e Bumilainga, aumentando il tasso di frequenza delle donne e dei bambini sotto i 5 anni ai servizi prenatali e postnatali del 20% in tre anni.

I beneficiari diretti

  • Circa 3.700 donne dei villaggi presenti nelle circoscrizioni in questione usufruiranno dei servizi di informazione, educazione ed assistenza al parto nel corso dei tre anni del progetto con la disponibilità di una sala operatoria adibita a parti cesarei allestita con attrezzature adeguate agli standard nazionali e personale qualificato.
  • Circa 1.200 bambini che nasceranno nel periodo di implementazione del progetto nella zona target di progetto i quali potranno accedere a servizi di assistenza alla nascita di qualitá in grado di preservarli dalle gravi complicazioni che un parto non assistito può determinare (disabilità, malattie infettive). Inoltre, avranno la possibilità di essere seguiti fino all’età di 5 anni dal servizio nazionale di controllo e consulenza prenatale e postnatale RCH (Reproductive Child Health).
  • 60 unità di personale medico provenienti dalla struttura sanitaria formati su corretto rapporto medico-paziente.
  • 20 leader governativi a livello di villaggio e circoscrizione che verranno formati sul sistema di monitoraggio e reportistica dello stato delle gravide all’interno del loro villaggio/circoscrizione;
  • 50 community health workers verranno formati sulle modalitá di relazionarsi ai pazienti a livello comunitario, e sul sistema di monitoraggio e reinvio alle strutture sanitarie di riferimento dei pazienti, specialmente le donne gravide.
  • 250 studenti di medicina e infermieristica provenienti dalle scuole ed universitá a livello regionale che effettueranno nei tre anni di progetto il tirocinio formativo presso il Centro di Salute di Nyololo

Totale dei beneficiari diretti: 16.480.

Al termine del progetto, si prevede un miglioramento dei livelli di educazione alla salute nella popolazione e soprattutto, un miglioramento della qualità del servizio sanitario e chirurgico offerto con particolare attenzione alla conformitá dei servizi di salute materno infantile agli standard nazionali.

Le attività previste nel triennio sono molteplici e multisettoriali, tra le quali:

  • Organizzazione di cicli di seminari in 13 villaggi su educazione alla salute, in particolar modo sulla salute materno-infantile, condotti dal personale sanitario (medici, infermieri e ostetriche) con il supporto del personale medico governativo e delle autorità locali di villaggio (Per verificare l’efficacia dei seminari, ai partecipanti verrà richiesto di completare un test di verifica anonimo).
  • Promozione di incontri che favoriscano la creazione di protocolli di collaborazione tra capi villaggi, curatori tradizionali e capi religiosi
  • Miglioramento delle infrastrutture del Centro di Salute di Nyololo che mira alla costruzione e all’equipaggiamento di Sala Operatoria, Reparto di Degenza Maternità, Unità Terapia Intensiva Neonatale e Studentato;

Per quanto riguarda la Sala Operatoria internamente all'Ospedaledi Nyololo, questa è fondamentale al fine di avviare l’implementazione in loco di servizi sanitari migliorati, specialmente per quanto riguarda il trattamento delle gravidanze e delle relative complicanze, nello specifico parti cesarei.

La sala operatoria costituirá inoltre uno strumento essenziale per la formazione tecnica degli studenti di medicina e infermieristica, che ogni anno provengono da tutta la Regione di Iringa per svolgere il loro tirocinio pratico presso il Centro di Salute di Nyololo. Gli studenti saranno supervisionati dai medici e dagli infermieri del Centro di Salute di Nyololo specializzati nella formazione del personale. A termine del loro percorso formativo, verrá rilasciato agli studenti un certificato di attestato di tirocinio, utile per la loro carriera professionale futura.

L’attività prevede anche la creazione di un Reparto di Degenza Maternità (RDM) comprendente uno spazio adibito a Unità Terapia Intensiva Neonatale (UTIN) per diminuire il rischio di mortalità neonatale.

Per facilitare l’accesso al servizio maternità e incoraggiare le donne a partorire presso una struttura sanitaria adeguata, verrà equipaggiata una stanza di accoglienza adiacente il centro di salute di Nyololo, dove le donne in gravidanza potranno alloggiare in sicurezza nel periodo che precede il parto. Parallelamente a questo, verrà previsto l’ampliamento delle strutture abitative destinate all’accoglienza di circa 80 studenti ogni anno (studentato).

 

   Diocesi di Caltagirone

 

 

 

 

 

 

 

Da più di 35 anni ci impegniamo a cambiare il mondo al fianco delle popolazioni locali.
APPROFONDISCI
CONTO CORRENTE intestato a CO.P.E. – COOPERAZIONE PAESI EMERGENTI
via Vittorio Emanuele 159 Catania

Presso BANCA ETICA
IBAN: IT34G0501804600000011351483
Swift/BIC: ETICIT22XXX (se fuori UE).
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram