DONA

Il progetto di formazione e cooperazione per giovani e donne in Tanzania "KESHO YETU PAMOJA – Il nostro futuro insieme", finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per una durata di 3 anni, coinvolge diversi partner in Tanzania tra i quali: la Conferenza Episcopale della Tanzania (TEC), le Suore Collegine della Sacra Famiglia di Morogoro e il Mahinya College Sustainable Agriculture (CRAS).

Nelle aeree d'intervento individuate nel paese africano cioè il Distretto di Morogoro e Distretto di Mvomero, verranno formate 80 persone (2 per ciascuna delle 34 Diocesi e Arcidiocesi della Tanzania, 2 rappresentanti delle Suore Collegine e 10 operatori di campo). La formazione, di 7 giorni, si svolgerà presso la Dakawa Farm con docenti del Mahinya College. I partecipanti apprenderanno pratiche sostenibili di agricoltura, irrigazione, allevamento e trasformazione dei prodotti agricoli, con moduli teorici e pratici sull’uso efficiente dell’acqua e la lavorazione degli alimenti.Inoltre, il progetto prevede corsi brevi per giovani e donne vulnerabili per 3 anni (ogni anno 100 persone per ciascuna delle 34 diocesi, coinvolgendo circa 3.400 beneficiari all'anno). I corsi, tenuti dai formatori preparati nella fase precedente, saranno pratici e tratteranno orticoltura, zootecnia e gestione d’impresa. Queste opportunità verranno promosse tramite radio, social media e brochure. I corsi brevi sono essenziali a dare una prima formazione ai giovani e alle donne beneficiari, così che poi possano proseguire con una formazione più approfondita, offerta dal Mahinya College con dei corsi di formazione agricola riconosciuti dal NACTE/VETA (formazione formale).

Nel progetto è inoltre previsto il potenziamento di due strutture: la Dakawa Farm (struttura messa a disposizione dalla Conferenza episcopale tanzaniana  che diventerà un centro di formazione agricola non formale) e del Mahinya College (struttura che ospiterà nuovi studenti). Verranno creati appezzamenti di terreno dimostrativi con sistemi di irrigazione a basso consumo e forniremo tank per lo stoccaggio del latte e macchinari per la produzione di yogurt e salsicce. Questa iniziativa migliorerà la conservazione dei prodotti e creerà opportunità economiche per giovani e donne. 

L'ultima fase del progetto prevede il supporto ad attività generatrici di reddito per i beneficiari attraverso diverse azioni tra le quali:

  • seminari (2 per anno durante il secondo e il terzo anno) per circa 150 beneficiari provenienti da 24 villaggi in cui far conoscere le opportunità del mercato agricolo, evidenziando il valore del recupero di terreni inutilizzati o degradati; i partecipanti scopriranno come rifornire compratori di media e larga scala grazie alla varietà di prodotti provenienti dalle diocesi coinvolte.
  • Installazione di un impianto di irrigazione su 4,9 ettari nel terreno delle Suore Collegine per coltivare ortaggi e frutta e apertura di uno spazio commerciale, gestito da 20 donne e operativo 6 giorni su 7, per offrire alla comunità maggiore varietà di prodotti freschi ed essiccati con un risparmio di tempo (il mercato più vicino è a 8 km);
  • Acquisto di un pick-up per il trasporto dei prodotti dai villaggi al mercato e ai centri di raccolta.
  • Costruzione di un fumigatore presso la sede delle Suore Collegine per servire i villaggi vicini (Yespa, Mbuyuni, Kiegea, Mkundi, Kilombero, Kayenzi, Lukobe, Manyuki, Magorofani). Il fumigatore proteggerà il mais da insetti e funghi, garantendo una conservazione sicura fino a 6 mesi, a fronte di un contributo simbolico.
  • Installazione di un essiccatoio per consentire alle comunità di conservare frutta e verdura durante i periodi di siccità. I prodotti essiccati saranno venduti nel punto vendita locale, generando nuove opportunità economiche.

                                      

Secondo l’ultimo Demographic and Health Survey (DHS) del Ministero della Salute tanzaniano, nelle zone rurali della Regione di Ruvuma (Tanzania), l’accesso a risorse idriche è limitato al 48% degli abitanti che peraltro, hanno prevalentemente accesso a sorgenti non protette ed acqua di superficie (fiume, dighe e ruscelli).

La Tanzania è uno dei Paesi del continente su cui i cambiamenti climatici hanno maggior impatto e ha subìto un’estensione della stagione secca, con un aumento dell’erosione del suolo e degli incendi e la distruzione di molte aree agricole, con gravi conseguenze socio-economiche per la popolazione. Nel distretto, infatti, che ha un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza, si è assistito ad una riduzione delle piogge al di sotto di 1.000 mm/anno e ad una riduzione della superficie attivamente coltivata al 5%.

L'agricoltura per irrigazione, quasi del tutto assente sul territorio, contribuirebbe ad un aumento del 40% della produzione di cibo totale essendo, in media, almeno due volte più produttiva per unità di terreno rispetto all'agricoltura a pioggia, permettendo così una maggiore intensificazione della produzione e una diversificazione delle colture.

La consapevolezza del bisogno d’acqua è diffusa sul territorio, tanto che uno studio del 2018 dell’università di Dar Es Salaam rileva che l’83% della popolazione rurale sarebbe disposta a pagare fino a 4,920 al mese (“willingness to pay”) per avere accesso a fonti d’acqua protette, sicure e potabili.

Il progetto “Maji-Safi - promozione dell'accesso ad acqua pulita nella realtà rurale di Namtumbo” , finanziato coi fondi dell'Otto per Mille della Chiesa Valdese (www.ottopermillevaldese.org), mira a migliorare le opportunità di accesso all'acqua per uso domestico e agricolo nel distretto  citato attraverso l'istituzione di un corso VETA sperimentale per tecnici per un'idraulica sostenibile  che consentirà il miglioramento delle competenze di giovani e donne; inoltre verranno realizzati 4 laboratori di teatro sociale  e 24 incontri per la progettazione di un sistema su base comunitaria per l’accesso all’acqua  oltre alla costituzione di un "comitato per l'acqua" e l'implementazione di un sistema integrato e sostenibile per l'accesso all'acqua .

La proposta interviene nel distretto rurale di Namtumbo, con un’intensità di fonti idriche al di sotto della media delle zone rurali del Paese (distanza media fonte-abitazione 500 m) per favorire l'accesso a fonti idriche protette. In particolare, nei 4 villaggi target (Nambehe, Lumecha, Msindo e Mtakanini), esistono solo 22 pozzi e, secondo un’analisi del Distretto di Namtumbo, sarebbe necessario aumentarli a 58 per soddisfare il fabbisogno dei circa 9.000 abitanti ivi residenti.

 

“Progetto realizzato con fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese”

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